venerdì, 30 marzo 2007

Era da molto che non tornavo al Sistina e ieri sera con piacere mi ha molto emozionato vedere "Parlami di me" con  Paolo Conticini e De Sica. Coppia conosciuta al cinema, ma vederli dal vivo, a Teatro, mi ha fatto un certo effetto. De sicaE' stato un musical, ma é stato anche un viaggio, dentro il teatro, il suo ambiente, i suoi pensieri, le sue ansie e le sue gioie e i tanti ricordi di attori famosi e tanti racconti di infanzia che De Sica racconta a proposito di suo padre Vittorio.
Uno spettacolo con l'anima e il cuore, contorniato da buona musica.
Devo dire che invece tra gli spettatori ho visto di tutto e ho riscontrato che il teatro non é più luogo per signore in pelliccia, ma solo per alcune bionde bonazze magre e super griffate e ovviamente il tutto esaurito, che quasi non si respirava.
Eppure quando nella parte finale dello spettacolo, un solo faro illuminava il teatro e la scena con De Sica che raccontava seduto su uno scalino, io ero letteralmente ipnotizzata a guardare le mille particelle di polvere che illuminate dal faro sembravano tante piccole lucciole nell'aria.

postato da: leggerevolare alle ore 15:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 28 marzo 2007

giardini_inverno_caprarola

Vi avevo promesso un post su Palazzo Farnese a Caprarola palazzo_farnese_caprarolae cercherò di ricordare tutti i sentimenti e le sensazioni che mi ha suscitato. Da come potete vedere il palazzo è molto imponente, ma la cosa veramente magnifica di questo palazzo sono i suoi giardini e una palazzina che il principe si era fatto costruire nel parco per incontrare le sue amanti (Casina del piacere - come da foto sotto).casina_piacere_caprarola
Le sue fontane ricordano in parte quelle di Villa d’Este a Tivoli, anche se sono insuperabili, e in piccolo possiamo anche trovarle a Villa Lante a Bagnaia. Piccola parentesi; ho visto questi giardini dopo palazzo Farnese e quindi anche se in piccolo mi sono piaciuti molto e la villa è vicino ad un parco molto grande. Essendo durante la settimana ho notato il silenzio quasi religioso di quel luogo, ma sicuramente la domenica sarà molto diverso. Io invece sentivo solo il rumore dell’acqua nelle piccole cascate e fontane che caratterizzano il percorso. villa_lante_2

[Villa Lante è un bellissimo parco rinascimentale, dove è situata la famosa fontana dei Giganti. Dall'alto si notano le precise geometrie del giardino con al centro la fontana dei Quattro Mori. I giochi d’acqua e le fontane, le palazzine “gemelle” Gambara e Montalto, il grande parco con la ghiacciaia, la casina di caccia e le numerose fontane sparse nel bosco la rendono una meta sicuramente da non perdere, soprattutto dopo aver visto i giardini di Caprarola e Villa D’Este a Tivoli. La storia dice che nel 1568 prende possesso del castello di Bagnaia e di tutte le sue pertinenze il cardinale villa_lante_3Giovanni Francesco Gambara da Brescia. Si tratta di una svolta decisiva per il futuro di Villa Lante, il Gambara è infatti tra i cardinali più ricchi e sensibili del suo tempo, e non mancherà di dimostrarlo con la realizzazione della maggior parte delle opere, giardino compreso, che oggi possiamo ammirare a villa Lante, quando appunto proprio in quegli anni stavano sorgendo, a Caprarola, Roma e Tivoli, luoghi di rara bellezza, il Palazzo Farnese con i suoi giardini, gli Orti Farnesiani sul Palatino e la villa d’Este.

La tradizione vuole, anche se mancano prove documentali a sostegno di questa tesi, che il progettista di Villa Lante fosse il Vignola. Tale attribuzione è comunque confortata dall’analogia con i caratteri ed i dettagli dell’architettura vignolesca sviluppati in particolare negli Orti Farnesiani e nel Palazzo Farnese di Caprarola.villa lante

Sicuramente, in epoca successiva, e dopo la morte del Vignola avvenuta nel 1573, intervenne nei lavori l’architetto senese Tommaso Ghinucci, esperto di idraulica e creatore anche a villa d’Este. villa_lante_4dIl Vignola disegnò probabilmente il giardino e progettò due fabbricati gemelli sovrastati da terrazzamenti. La villa subì vari passaggi “cardinalizi” finchè non fu concessa (dal 1656 al 1933) in proprietà, alla famiglia Lante della Rovere (da cui il nome Villa Lante)].

Tornando a Palazzo Farnese, primo_terrazzamento_capraroladevo dire che i giardini sono davvero maestosi, anche se, ripeto, incomparabili ai giardini di Villa d’Este. Si notano subito i giochi d’acqua già visti di Tivoli e quindi in effetti si viaggia dentro una copia, seppur molto bella. sala_giove_caprarolaLe sale interne sono belle e maestose. Il palazzo in effetti é molto grande, solo che non sò perché, mi lasciò un senso di desolazione, forse troppo spoglio di mobili anche se molto ricco di affreschi.Una curiosità: i giardini della Villa si chiamano "Orti farnesiani" (con lo stesso nome dei giardini della famiglia sul colle Palatino a Roma), ée sono uno splendido esempio di sistema di terrazzamenti, collegati dal Vignola con la residenza attraverso dei ponti. I lavori per il giardino furono iniziati nel 1565 da Giacomo Del Duca, utilizzando per i terrazzamenti la terra di scarico delle fondamenta della Chiesa del Gesù a Roma, e si conclusero solo nel 1630, sotto la direzione di Girolamo Rainaldi.

postato da: leggerevolare alle ore 13:44 | Permalink | commenti (3)
categoria:
martedì, 27 marzo 2007

Ho iniziato l'ultimo libro di Camilleri con un curiosità che nella lettura di quasi metà libro é andata oltre le mie aspettative. camilleri_ilcoloredelsole Non racconto l'inizio del libro per dovere di riserbo nella suspense della lettura, però incominciare a leggere le lettere ritrovate di Caravaggio, mi ha fatto improvvisamente umanizzare o meglio, dar anima, alle opere che conosco, vedo e cerco. Conoscevo già per averlo visto su un libro sulle opere del Caravaggio, la Decollazione di G. Battista, custodito nella Cattedrale della Valletta, a Malta, dove l’artista l’eseguì nel 1608. E' la più grande sua opera e anche l'unica che lui abbia firmato: lo ha fatto vergando il proprio nome con il sangue che sgorga dal collo mozzato del Battista, malamente decapitato da un carnefice che non è riuscito a staccare completamente la testa dal tronco e si accinge a finire il giustiziato con un coltello. Un’immagine che stringe il cuore se si pensa che Caravaggio stesso era condannato a morte per decapitazione e nella fine di San Giovanni, ha trasferito la sua stessa angoscia. E questo lo sanno praticamente tutti, ma leggere il contesto, le parole che sono state dette e pronunciate quando finì il quadro, rende sicuramente vivo dentro di me un artista che ammiro in modo particolare. Il prete che lo colpevolizza di satanismo perchè ha osato firmarsi con il sangue o il viso del condannato, che come tutti i personaggi di Caravaggio, sembrano veri e quindi la frase del Gran Cavaliere dell'Ordine di Malta che dice "mai morto sembrò più vivo"... decollazione

NOn voglio raccontare oltre, anche perché ho ancora molto da leggere, ma nel libro e nelle lettere si evince anche una verità fino ad ora sicuramente non conosciuta e che svela il mistero delle sue opere a sfondo nero-scuro... Non dico oltre.

postato da: leggerevolare alle ore 15:18 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 26 marzo 2007

Svoltando in Via IV Fontane da Piazza Barberini, si è aperto davanti ai miei occhi un bellissimo palazzo di cui in tanti anni non avevo mai sospettato l’esistenza. Nascosto alla piazza è invece di una bellezza e una maestosità tali da farmi quasi ricordare Palazzo Farnese a Caprarola palazzo_farnese_caprarola(visto qualche tempo fa, ma di questo ne farò un post a parte).

(Palazzo Farnese)

      

Palazzo Barberini si erge in una eleganza tutta rinascimentale, con un ampio piazzale sul davanti e un giardino con alte palme. Questo palazzo fù degli Sforza, per poi passare nel ‘600 ai Barberini. A loro si devono le ampliature laterali a firma del Bernini e del Borromini, anche se gli affreschi interni sono di Pietro da Cortona, soprattutto il magnifico salone centrale che prende lo spazio dei due piani delle finestre da arco centrali.palazzobarberini01s

All’interno il palazzo ospita la Galleria nazionale di arte antica, dove si ammirano svariate sale con pittura rinascimentale, suddivise anche per città, come la corte Ferrarese, la corte veneziana, la corte fiorentina e via dicendo, anche se le opere più belle sono ospitate nel salone centrale, dove ci sono dei Caravaggio che da soli valgono tutta la visita guidata, come la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne. giudt_caravaggioC’è da dire che le opere provengono dalle collezioni Torlonia, Sciarra, Chigi, solo per fare alcuni nomi, oltre ovviamente alla famiglia Barberini, e quindi il tesoro custodito all’interno è veramente inestimabile. Purtroppo solo il 30% è a noi visibile, il resto è in cantina, in attesa anche del restauro del lato destro, dove c’è la famosa scala tonda del Borromini, ancora non visitabile.fornarina

Mi ha colpita in particolar modo, la vista “della fornarina” di Raffaello. Questo quadro è dentro la mia agenda da due anni, ma mai aveva preso anima e vita, come nel racconto della guida, che ci ha appunto raccontato della relazione di questa donna (figlia di fornai e da lì la provenienza del suo nome) con Raffaello, evidenziando dei particolari che non avevo notato in foto, come la fede al dito, per una promessa non potuta mantenere di matrimonio e la firma e quindi la possessione della donna, tramite il nome sul bracciale, da lui dipinto sul suo braccio. Il velo in trasparenza è davvero un capolavoro.

Il Palazzo è stato acquistato dallo Stato Italiano dopo la seconda guerra mondiale, ma l’ala sinistra é stata affittata all’esercito per molti anni, facendoci risiedere il Circolo delle Forze Armate. Per fortuna da un anno l’intera ala è tornata a noi ed é quindi possibile visitare questa ala insieme al salone principale e quindi alle tante opere che il museo possiede ed espone.

postato da: leggerevolare alle ore 14:02 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 19 marzo 2007
A pochi chilometri da Roma, uscita Carsoli, c'è la strada per il Lago del Turano. lago_turano_4Ci sono andata quando ero bambina e quindi avevo un lontano ricordo di questo posto e così tornarci in una giornata di sole e caldo, mi ha fatto vedere tutto nuovo, come non ricordavo, come se non ci fossi mai andata.lago_turano
Mi ha colpita soprattutto la variazione cromatica che andava a momenti e a tratti, dal verde smeraldo intenso all'azzurro del cielo, come se vi si specchiassero a turno il cielo e le colline intorno. Il lago é veramente grande e offre verdi prati sulle sponde, isolette e un ponte da attraversare per arrivare al borgo. Un chioschetto in riva al lago offre fettuccine casalinghe e altro cucinato da una signora del luogo. Io invece ho preso dei panini con il prosciutto, pane casareccio riscaldato tipo bruschetta sulla piastra calda e sono andata in riva al lago a fare un bel picnic... E' stato molto piacevole parlare con un'amica in riva al lago a goderci il panorama e il silenzio.
postato da: leggerevolare alle ore 09:36 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 16 marzo 2007

Leggo sul giornale un piccolo articolo molto interessante, scritto da uno psicologo e secondo me molto vero.
"Si moltiplicano i libri, i consigli sui giornali sulle tecniche per fare l'amore. Tutto utile, però vi assicuro che, alla fine di tanti anni di ricerca, sono giunto alla conclusione che il piacere sessuale straordinario, infinito, la beatitudine, la raggiungi soltanto quando ami. Talvolta basta che a essere profondamente innamorato sia uno solo, soprattutto la donna, perché al fuoco dell'amore il suo abbigliamento, il suo corpo, il suo respiro, la sua pelle, le sue parole, i suoi gesti diventano erotici e capaci di evocare erotismo, di accendere il corpo e il cuore dell'amato moltiplicandole la capacità di godere, in un crescendo di piacere e di dolcezza che nessuna tecnica riuscirà mai a dare."

postato da: leggerevolare alle ore 16:23 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 14 marzo 2007
Ieri sera é finito il film in due puntate su Nassyria che ho visto con molta emozione. Io ho sempre creduto nell'arma dei Carabinieri perchè sono convinta che siano persone che credono in un'ideale e lo applicano nella propria vita come nel lavoro. Persone che lavorano e si appassionano anche per migliorare tante cose che sono intorno a noi, per questo stamattina scrivo queste due righe, per dirgli grazie e per dire: "IO NON HO DIMENTICATO".
image2image9image6image23
postato da: leggerevolare alle ore 08:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 13 marzo 2007

Mi intristisce molto, vedere l'ennessima strumentalizzazione, sulla decisione, spero non definitiva, di sostituire i sampietrini romani con strade asfaltate, a tutto vantaggio delle macchine e a tutto svantaggio per il nostro patrimonio storico, che é lì da 2.000 anni. Senza considerare la perpiscace genialità degli ingegneri romani che compresero meglio di noi, l'assorbimento e il drenaggio del terreno, tanto é vero che le strade a sampietrino non si allagavano mai. Furono, infatti pensate per durare a lungo: prima di tutto veniva scavata una trincea profonda circa 45-60 cm che veniva riempita con successivi strati di terra, pietra e sabbia fino a raggiungere il livello del terreno. Il tutto veniva cementato con la calcina. Poi venivano rivestite di grosse lastre poligonali di basalto o calcare incastrate perfettamente tra loro e gli interstizi erano riempiti da brecciolina. Questi profondi letti di pietre sbriciolate servivano a far si che le strade rimanessero asciutte, in quanto l'acqua filtrando attraverso le pietre, permetteva la giusta permeabilità del terreno. E adesso noi chi siamo per decidere di rimuoverli e togliere a Roma questo tesoro!!struttura_strada_romana

A dire il vero, la storia delle strade a sampietrino é molto più recente e precisamente del 1 gennaio 1667, quando fu fatta la selciata in piazza S. Pietro con selci alti ¾ di palmo, che da allora il popolo chiamò Sampietrini. In realtà il sampietrino corrisponde ad un preciso taglio del selce di dimensioni inferiori rispetto al Quadruccio; 180px-Sampietriniquest’ultimo è quello che si vede nelle nostre strade mentre il sampietrino veniva usato per i marciapiedi e le aree pedonali. Dal XVII secolo nei bandi del Tribunale delle strade, si cominciano a dare precise disposizioni non solo sul tipo degli elementi da usare (oltre ai già citati, c’erano guide, mezze-guide, lastrucce, mostaccioli, legarelle e i bastardoni, i pezzi meno lavorati) ma anche sui disegni, le cosiddette apparecchiature. Quella più diffusa, l’apparecchiatura a spina, era costituita da quadrucci disposti a 45° rispetto all’asse viario centrale, segnato da una fila di mostaccioli. Nella Roma rinascimentale i maestosi palazzi erano arricchiti di decorazioni dipinte o graffite e si alternavano a chiese barocche, in una cornice armoniosa nel quale ben si inseriva il selciato della pavimentazione, secondo il principio che tutte le arti dovevano concorrere all’abbellimento generale. Le trame dei disegni stradali furono quindi legate alla larghezza e alla lunghezza delle strade: nelle vie strette si usava un disegno ad arco, mentre in quelle larghe i selci venivano posizionati a spina. I selci, provenienti dalle cave dei dintorni della città (Marino, Frascati, Valleranno, Laghetto, Colonna), venivano usati indifferentemente nei vari colori, dovuti alla diversa composizione chimica, che andavano dal nero lavagna al blu al rossiccio, con un effetto finale di vetrata policroma. Il selciato romano era quindi strettamente legato al colore di Roma, di cui rifletteva la luce attraverso le infinite connessioni e la rugosità dei suoi elementi.

postato da: leggerevolare alle ore 13:56 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 13 marzo 2007
...ci sono giornate in cui si vede tutto così chiaro e limpido, da meravigliarci per lo stato di grazia che a volte ci coglie impreparati, nei vari momenti della vita. Stamattina, mi sono fermata a pensare che malgrado tutto devo proprio ritenermi fortunata!!!  Perchè in fondo io ho una casa, ho un letto, ho da mangiare, ho una macchina, ho un lavoro, ho libri da leggere e una televisione, ho persone che mi vogliono bene, ho coperte per scaldarmi e vestiti per coprirmi, ho il riscaldamento per scaldare la casa ... tutto il resto é superfluo. E oggi é bastato questo pensiero per farmi sentire felice.
postato da: leggerevolare alle ore 10:55 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 12 marzo 2007

Civita di Bagnoregio, ovvero "la città che muore" si trova in provincia di Viterbo, arroccata su uno sperone di roccia. Questo isolamento é il risultato di una irrefrenabile erosione che vede lo sperone tufaceo progressivamente assottigliarsi su un sottostante strato argilloso anch'esso instabile poichè per la sua natura geologica é destinato a subire l' azione erosiva degli agenti atmosferici che lo modellano nelle tipiche forme dei calanchi - piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dall' azione dilavante della pioggia sull' argilla.
Per questo motivo la città non é abitata e quindi le poche persone rimaste sono lì solo per il turismo, perche' é innegabile il fascino di questa città dove si può girare solo a piedi e sentire il silenzio della valle, o vagare per viette e piccole taverne, dove ancora persone del luogo ti vendono bruschette e vino, in una atmosfera magica e quasi irreale. Poi una casa museo che si affaccia su un orto che dà sulla valle, dove sono raccolti tutti attrezzi rurali dei secoli passati. Oltre a varie piccole taverne, c'è anche un ristorante-pizzeria e un negozio di souvenir che vende per i bambini una bella collezione di cavalieri con relative armature e cavalli...giusto per tornare un po' indietro nel tempo. Certo é un peccato pensare che prima o poi crollerà tutto, ma per il momento é lì e possiamo godercelo. Per fortuna!!
civita


postato da: leggerevolare alle ore 11:23 | Permalink | commenti
categoria: