La Felicità non dipende
da quello che ci manca...
ma dal buon uso che facciamo
di quello che abbiamo!!

La Felicità non dipende
da quello che ci manca...
ma dal buon uso che facciamo
di quello che abbiamo!!

L'origine dell'abete come simbolo natalizio ci è narrata da molte antiche storie... Una leggenda racconta di un uomo che in Alsazia, rientrando a casa la notte
di Natale, vide il meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie ciò che aveva visto tagliò allora un piccolo abete e lo ornò di candeline accese. Nacque cosi il primo albero di Natale.
Si ha notizia di documenti che in Alsazia, nel 1521, autorizzano i cittadini a tagliare il loro albero di Natale, mentre una cronaca di Strasburgo del 1605 precisa che per Natale si portano in casa degli abeti, si mettono nelle stanze, si ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero e oggetti dorati.
Da allora la tradizione dell'albero si estese presso molti altri popoli del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia.
Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), pur non essendo propriamente di fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e grazie a lui l'albero si impose a Weimar che era un importantissimo centro culturale dell'epoca. Nella sua famosa opera "I dolori del giovane Werther" (1774) l'albero di Natale compare per la prima volta anche nella grande letteratura.
Si sa che nel 1840 la principessa Elena di Germania, sposa del duca d'Orleans, preparò il suo albero di Natale alle Tuileries di Parigi, suscitando lo stupore della corte.
Nel 1841, con l'arrivo alla corte inglese del Principe Alberto di Sassonia, marito di origine tedesca della Regina Vittoria, l'usanza di addobbare un abete di Natale si diffuse rapidamente in Inghilterra e poi in tutto il mondo. La Regina Vittoria (1819-1901) infatti, fece addirittura pubblicare un’ immagine del suo Albero di Natale su "Godey's Lady's Book", una celebre rivista dell'epoca.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la Regina Margherita (1851-1926), moglie del Re d’Italia Umberto I°, ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie aristocratiche italiane.
Nel nostro secolo assistiamo a una diffusione massiccia e capillare di questa usanza.
Molte tradizioni natalizie oggi appaiono un po’ indebolite, come la recitazione di poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme le canzoni di natale, le letterine che i bambini erano soliti inviare a Babbo Natale o Gesù Bambino elencando i regali desiderati, la preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, etc. Ma l'albero ha resistito, anzi, ha rafforzato la sua posizione, sembra proprio che sia lui il vero simbolo di Natale. Nelle case della maggior parte del popolo italiano l'albero di Natale è arrivato da pochi decenni. La sua diffusione massiccia si è avuta appena dopo la seconda guerra mondiale ed è dovuta alla presenza dei soldati americani, nell’immediato secondo dopoguerra. Negli USA infatti l’usanza dell’albero di Natale, poiché era nata tra i protestanti, era già molto diffusa.
San Nicola fu vescovo di Mira. Era nato a Patara nella Lisia (Asia Minore). La storia ci dice che morì nell'anno 350. Ma perché é diventato un 'portatore di doni' ai bambini? E' la tradizione leggendaria a raccontare i fatti che fecero nascere questa usanza diffusa nel mondo. San Nicola, si racconta, venne a sapere che tre povere bambine della sua città, sarebbero state vendute come schiave, perché la famiglia non poteva assegnare loro una dote con la quale, divenute grandi, si sarebbero potute sposare. Allora il vescovo andò solo nella notte, fino alla casa delle povere bambine e posò sulla finestra tre sacchetti pieni d'oro. San Nicola vestiva di rosso. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari, città di cui divenne il santo protettore e che tutt'ora ne conserva le spoglie.
La festa di San Nicola veniva anticamente celebrata agli inizi di dicembre. Dopo la Riforma protestante, però, i tedeschi vollero attribuire a Gesù Bambino il ruolo di portatore di doni e spostarono la festa al 25 dicembre. Quando la tradizionale figura di Santa Claus si diffuse venne perciò associata al Natale stesso.
La decostruzione della figura di S.Nicola operata dal mondo protestante del Nord Europa non riuscì ad allontanare dal folklore popolare la memoria dell’uomo dei doni, ma la separò pian piano definitivamente dalla figura del Santo.
Credo che l’ostacolo della Riforma sia stato superato proprio perché egli era diventato una figura che andava al di là della Chiesa, era diventato parte integrante di ogni famiglia.
Sin dal XIV secolo, ogni 6 dicembre, Nicola veniva a portare i doni ai bambini del Nord Europa, passando attraverso il camino. Era una figura molto popolare e molto amata e questo sembra avergli dato la forza di resistere durante un periodo in cui le immagini e le statue dei santi venivano rase al suolo, bruciate e distrutte.
L’origine pagana invece si riferisce alla leggenda di “Father Time” (Padre Tempo) e “King Winter” (Re Inverno), che vestivano di bianco, verde e anche azzurro. 
Anche il Dio vichingo Odino a dicembre si trasformava in “jul” ed è per questo che gli inglesi chiamano il Natale anche “Yuletide”.
Le leggende di Jul e Padre Tempo nel tempo si fusero creando “Padre Natale”.
Gli olandesi, nella cui lingua porta il nome di Sinterklaas, lo portarono nel Nuovo Mondo, in particolare nella Nuova Amsterdam, l’odierna Manhattan, e la pronuncia americana dell’olandese portò all’evoluzione linguistica da Sinterklaas all’odierna pronuncia anglosassone di
Santa Claus. Nel frattempo, a cavallo fra l’Olanda e gli States, acquistò slitta, renne e campanellini, tipici del Nord Europa, nel periodo invernale. E’ nei primi decenni del 1800 che, per opera di un gruppo di scrittori americani, Santa Claus, oramai resosi completamente indipendente da San Nicola, pur conservandone la realtà del dono ed il nome, divenne popolare nella sua nuova forma. Il nome che Babbo Natale conserva tuttora nella tradizione anglosassone, Santa Claus, non viene più percepito come nome di un santo, pur essendone la chiara derivazione.
Fu la necessità di trovare, nel 1931, un veicolo pubblicitario per il lancio della Coca Cola ai fanciulli ed agli adolescenti, che spinse, infine, la Compagnia della famosa bevanda americana a vestire Santa Claus di rosso e di bianco, con la tonalità dei due colori rigorosamente identica a quelli della bibita che dovevano ricordare.
A partire dalla fine della II guerra mondiale Santa Claus-Babbo Natale si impose anche
nell’Europa meridionale, soppiantando tutte le ricorrenze regionali dei doni ai bambini legate ai santi, che avevano resistito nei secoli dopo la Riforma. Scomparve, così, in particolare l’usanza di fare doni ai bambini il 6 dicembre, giorno di S.Nicola, così come di farli il 13 dicembre, nella ricorrenza di S.Lucia. Anche la Befana porta i doni ai bambini ma anche carbone e dolci. Ormai tutti i bambini del mondo scrivono le letterine a Babbo Natale... chiedendo di esaudire desideri, sogni, portare giocattoli e doni.
Oh Signore!!! Ma io mi sono dimenticata di scrivere la lettere a Babbo Natale ... fatemi scappare!!
Mi ha colpito senza preavviso un piccolo articolo di giornale, letto sul giornale di oggi. Un fatto di cronaca accaduto nel ’51 (che ovviamente non potevo conoscere essendo nata nel ’67)…
Un grave fatto di cronaca! L’intera scala di una palazzina di Via Savoia a Roma, crollò seppellendo una ragazza e ferendone altre 77.
Un piccolo esercito che si trovava lì perché avevano risposto ad un annuncio sul giornale, speranzose di trovare una modesta occupazione.
“Signorina giovane, intelligente, volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego. Cercasi. Presentarsi Via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11”.
E in duecento si presentarono, accalcandosi sul pianerottolo che per il troppo peso, schiantò.
Ecco questa notizia del passato letta nel presente mi ha fatto tanta tenerezza e nello stesso tempo curiosità. Curiosità di andare al piccolo eliseo dove appunto in questo momento stanno dando uno spettacolo teatrale su questa storia “miti pretese”… Quattro ragazze che raccontano uno spaccato di quel giorno, le attese, i pensieri e soprattutto il tempo che fu.
Mi piacerebbe vederlo
Adesso ho capito perchè adoro l'arancione!!!
La poesia 
Cosa, se non le torture
portano una mente alla follia
cosa, se non la mancanza di cibo e acqua
porta alla morte lenta e agonizzante
cosa, se non la violenza psicologica
porta alla completa distruzione dell'essere...


Stamattina alla radio...
bella questa canzone oggi cantata con passione da Irene Grandi...
...non sai quanto amore sprecato
aspettando in
silenzio che tu
ti accorgessi di me ....



...come non ho amato mai...
Sono molto triste...stamattina ho sentito alla radio che un incendio, forse doloso, ha distrutto a Greccio la scena del Presepe vivente, proprio dove S.Francesco realizzo' nel 1223 il primo Presepe. Le fiamme avrebbero mandato in pochi minuti in fumo la vasta scenografia montata nel piazzale antistante il santuario francescano. ''Siamo disperati - ha detto il presidente della proloco, Giovannelli, che parla di danni intorno ai 20mila euro - ed il gesto compiuto forse da uno squilibrato rischia di far saltare la rievocazione del primo presepe vivente''. 