venerdì, 20 febbraio 2009
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giovedì, 19 febbraio 2009

Quest'anno che finalmente i conduttori sono divertenti e ti fanno fare due risate, le canzoni fanno tutte schifo, nessuna esclusa.BONO_big

Le ho trovate brutte, tristi e tanto tanto depresse. Sarà uno specchio della società di ora?? Mamma mia che pianto!! Tutti a cantare quasi senza voce, piano piano.
Ci vorrebbe un nuovo Claudio Villa, altrochè...

Le canzoni dovrebbero essere più leggere e più divertenti, per poterle cantare e ballare. Dovrebbero sdrammatizzare e non fare peggio.

Che amarezza!!!

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martedì, 17 febbraio 2009

I miei ormoni oggi sono sotto terra...se il primo giorno di mestruo è sempre così e lo sò, plutomi fa incazzare sentirmi così. Vedo tutto nero e mi passano le ultime immagini degli ultimi giorni, sentendo diversamente e vedendo diversamente.

Che palle!!!!

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lunedì, 16 febbraio 2009

...davvero troppi, troppi strupri.imagesCAK457IN Non è lesa solo la libertà delle donne ma di un'intera società, ormai ostaggio della paura e quindi della non libertà di poter uscire e donnagirare liberamente.

Non è solo abberrante, è sentire che si torna indietro, quasi nel medioevo, quasi come tornare indietro nel tempo. Mi ricordo che negli anni '70 si sentivano tante di queste storie, soprattutto al sud. Sono figlie dell'emarginazione e dell'ignoranza. Ma adesso non possiamo tollerare che questo accada senza punizioni esemplari che davvero scoraggino questo atto terribile e bestiale.

NOn è per sembrare razzista e se lo sembro chissenefrega... ma nei paesi di origine di alcuni popoli nordafricani e della ex jugoslavia, lo stupro purtroppo è nella normalità dei comportamenti sociali maschili. Lì sono impuniti perchè le donne hanno paura e tacciono. Per loro le donne sono cose e non persone. E' certamente una non considerazione e un non rispetto della donna.

Io credo che la paura di uscire da sole sia già una violenza sociale, perchè fa regredire la comunità tutta. Paura di non lasciare più sole le nostre figlie, sorelle, mogli.

Non sono solo le donne che dovrebbero urlare ... è la società tutta!

 

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giovedì, 12 febbraio 2009

LA POLEMICA

Chiedete scusa a Beppino Englaro
di ROBERTO SAVIANO

DA ITALIANO sento solo la necessità di sperare che il mio paese chieda scusa a Beppino Englaro. Scusa perché si è dimostrato, agli occhi del mondo, un paese crudele, incapace di capire la sofferenza di un uomo e di una donna malata. Scusa perché si è messo a urlare, e accusare, facendo il tifo per una parte e per l'altra, senza che vi fossero parti da difendere.

Qui non si tratta di essere per la vita o per la morte. Non è così. Beppino Englaro non certo tifava per la morte di Eluana, persino il suo sguardo porta i tratti del dolore di un padre che ha perso ogni speranza di felicità - e persino di bellezza - attraverso la sofferenza di sua figlia. Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.

Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un'alimentazione e un'idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo.

Beppino ha chiesto alla legge e la legge, dopo anni di appelli e ricorsi, gli ha confermato che ciò che chiedeva era un suo diritto. È bastato questo per innescare rabbia e odio nei suoi confronti? Ma la carità cristiana è quella che lo fa chiamare assassino? Dalla storia cristiana ho imparato ha riconoscere il dolore altrui prima d'ogni cosa. E a capirlo e sentirlo nella propria carne. E invece qualcuno che nulla sa del dolore per una figlia immobile in un letto, paragona Beppino al "Conte Ugolino" che per fame divora i propri figli? E osano dire queste porcherie in nome di un credo religioso. Ma non è così. Io conosco una chiesa che è l'unica a operare nei territori più difficili, vicina alle situazioni più disperate, unica che dà dignità di vita ai migranti, a chi è ignorato dalle istituzioni, a chi non riesce a galleggiare in questa crisi. Unica nel dare cibo e nell'essere presente verso chi da nessuno troverebbe ascolto. I padri comboniani e la comunità di sant'Egidio, il cardinale Crescenzio Sepe e il cardinale Carlo Maria Martini, sono ordini, associazioni, personalità cristiane fondamentali per la sopravvivenza della dignità del nostro Paese.

Conosco questa storia cristiana. Non quella dell'accusa a un padre inerme che dalla sua ha solo l'arma del diritto. Beppino per rispetto a sua figlia ha diffuso foto di Eluana sorridente e bellissima, proprio per ricordarla in vita, ma poteva mostrare il viso deformato - smunto? Gonfio? - le orecchie divenute callose e la bava che cola, un corpo senza espressione e senza capelli. Ma non voleva vincere con la forza del ricatto dell'immagine, gli bastava la forza di quel diritto che permette all'essere umano, in quanto tale, di poter decidere del proprio destino. A chi pretende di crearsi credito con la chiesa ostentando vicinanza a Eluana chiedo, dov'era quando la chiesa tuonava contro la guerra in Iraq? E dov'è quando la chiesa chiede umanità e rispetto per i migranti stipati tra Lampedusa e gli abissi del Mediterraneo. Dove, quando la chiesa in certi territori, unica voce di resistenza, pretende un intervento decisivo per il Sud e contro le mafie.

Sarebbe bello poter chiedere ai cristiani di tutta Italia di non credere a chi soltanto si sente di speculare su dibattiti dove non si deve dimostrare nulla nei fatti, ma solo parteggiare. Quello che in questi giorni è mancato, come sempre, è stata la capacità di percepire il dolore. Il dolore di un padre. Il dolore di una famiglia. Il "dolore" di una donna immobile da anni e in una condizione irreversibile, che aveva lasciato a suo padre una volontà. E persone che neanche la conoscevano e che non conoscono Beppino, ora, quella volontà mettono in dubbio. E poco o nullo rispetto del diritto. Anche quando questo diritto non lo si considera condiviso dalla propria morale, e proprio perché è un diritto lo si può esercitare o meno. È questa la meraviglia della democrazia. Capisco la volontà di spingere le persone o di cercare di convincerle a non usufruire di quel diritto, ma non a negare il diritto stesso. Lo spettacolo che di sé ha dato l'Italia nel mondo è quello di un paese che ha speculato sull'ennesima vicenda.

Molti politici hanno, ancora una volta, usato il caso Englaro per cercare di aggregare consenso e distrarre l'opinione pubblica, in un paese che è messo in ginocchio dalla crisi, e dove la crisi sta permettendo ai capitali criminali di divorare le banche, dove gli stipendi sono bloccati e non sembra esserci soluzione. Ma questa è un'altra storia. E proprio in un momento di crisi, di frasi scontate, di poco rispetto, Beppino Englaro ha dato forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Sarebbe bello se l'epilogo di questa storia dolorosa potesse essere che in Italia, domani, grazie alla battaglia pacifica di Beppino Englaro, ciascuno potesse decidere se, in caso di stato neurovegetativo, farsi tenere in vita per decenni dalle macchine o scegliere la propria fine senza emigrare. È questa l'Italia del diritto e dell'empatia - di cui si è già parlato - che permette di rispettare e comprendere anche scelte diverse dalle proprie, un'Italia in cui sarebbe bellissimo riconoscersi.

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giovedì, 12 febbraio 2009

preghierina_saggia21gimp

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mercoledì, 11 febbraio 2009

norge_logo...ho trovato un negozietto, credo unico a Roma e per me mai visto e quindi anche unico nel suo genere. Si tratta di un negozio molto piccolo che vende solo Stoccafisso e Baccala. Ci sono tante vasche e acqua che scorre. Ci sono tutti i prezzi e le date di ammollo..."tipo ... a bagno da domenica...da lunedì" ...eccbaccala
Il proprietario è un signore molto alla mano e ha perfino un sito con il link sul sito norvegese di ricette norge. Ci sono andata a curiosare e davvero ci sono moltissime ricette da poter sperimentare, anche se a me il baccala mi piace molto fatto al forno con cipolle e patate in bianco, cotto nel latte.
In un angolo s
acchi di juta con fagioli e ceci, vino e miele del contadino.
Davvero carino...

 

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martedì, 10 febbraio 2009

Sia lode al Signore

che finalmente ha chiamato a sè

l'anima innocente di Eluana

Amen
Gabbiani2adesso spero che la sua anima sia libera di volare...

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lunedì, 09 febbraio 2009

Era l'ammiraglia della flotta inglese di Giorgio II, l'orgoglio della Royal Navy, varata il 23 febbario 1737. Tre alberi, cinquantatré metri di lunghezza, centodieci cannoni in bronzo, distribuiti su tre ordini di ponti. Gli esperti non hanno dubbi: la Victory era la più bella nave dell'epoca.
Il 4 ottobre 1744, il vascello faceva il suo ingresso nel canale della Manica, di ritorno da una missione in acque spagnole. Imboccato the Channel una violenta tempesta colse l'imbarcazione, che non riuscì a superare le avversità del mare e si inabissò la notte successiva. Tutti i 1.150 membri dell'equipaggio, tra cui l'ammiraglio
sir John Balchen e numerosi volontari delle famiglie nobili d'Inghilterra, morirono nella tragedia.
La scomparsa del leggendario vascello - e delle 100 mila monete d'oro che si suppone portasse a bordo - indusse i cacciatori di relitti a setacciare per anni le acque tra Francia e Inghilterra. Ma un'errata ipotesi sul luogo del naufragio impedì agli esploratori l'individuazione della Victory.
victory

Fino a quando gli americani della Odyssey Marine Exploration, grazie alla sofisticata strumentazione (side scan sonar, robot e metal detector), all'esperienza e a un pizzico di fortuna riescono a individuare i resti del veliero sui fondali vicino all'isola di Alderney. Oltre 250 anni dopo il tragico naufragio, il mare restituisce due dei cannoni e numerosi altri oggetti che ancora recano impresse le insegne di re Giorgio.
Il ritrovamento ha già dato il via a una disputa tra la società americana e il governo britannico: il relitto è stato trovato in acque internazionali ma, trattandosi di una nave militare, appartiene di diritto al governo della Corona... CHISSA' CHI LA SPUNTA!!!


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venerdì, 06 febbraio 2009

  Forse sarebbe l'idea per un viaggio...   

Un pò di storia per la superstite...

La Victory è forse la più nota di tutte le navi da guerra inglesi, famosa per essere stata la nave ammiraglia di Nelson alla battaglia di Trafalgar, dove l'ammiraglio perse la vita.
Oggi è conservata nel bacino di carenaggio dell'arsenale di Porthsmouth.
Fu la quinta ed ultima nave della Marina Britannica ad avere questo nome, in effetti essa non avrebbe dovuto, secondo la tradizione, portare questo nome, essendo stata la sua precedente affondata nel 1744 con la perdita di tutti e 900 gli uomini dell' equipaggio. 
Impostata nel 1759 e completata dopo alterne vicende solo nel 1778, la Victory fu varata l' 8 maggio come nave di bandiera dell'ammiraglio Keppel, comandante della flotta della manica.
Per i suoi tempi la Victory era una nave davvero grande in tutta la storia della marina britannica se ne contarono 34 di così grandi (solo 4 delle quali contemporanee alla Victory).
Essa richiese circa 10.000 metri cubi di legno, quasi tutto di quercia, e un notevole periodo di tempo necessario alla stagionatura.
La chiglia, la parte più importante, era fatta di olmo.
La Victory aveva un equipaggio nominale di 850 uomini, ma come per la maggior parte delle navi del suo periodo, l'equipaggio effettivo variava secondo la disponibilità: a Trafalgar  aveva un totale di 819 uomini a bordo, compresi 57 ufficiali, ed era dotata di razioni sufficienti a sfamarli tutti per diversi mesi.
victory21Gli alloggi per gli ufficiali superiori ed inferiori erano piuttosto modesti, e assolutamente spartani quelli per i giovani guardiamarina, che vivevano in spazi molto stretti e senza alcuna privacy.
Per quanto riguarda i marinai, essi dormivano fra i cannoni.
A ciscun uomo erano assegnati 35 cm di spazio sopra i quali doveva appendere la branda.
Delle assi erano sospese tra i cannoni per servire come tavoli, e i cannoni stessi fungevano da panche.
Gli altri servizi non erano migliori, i gabinetti erano tavole allo scoperto sporgenti sulla prua della nave; i servizi igienici per gli ufficiali erano di poco migliori e per la pulizia personale era disponibile solo l'acqua di mare. 
Dopo aver svolto servizio come nave ospedale, nel 1803, completamente raddobbata, ritornò in servizio attivo come unità di bandiera del vice ammiraglio Nelson.
Dopo le vicende di Trafalgar (dove perse la vita Nelson), raggiunse Gibilterra dove venne riparata e potè quindi tornare a salpare per l'Inghilterra.
La sua vita operativa ebbe termine con la fine delle guerre napoleoniche; divenne la nave ammiraglia del comandante della piazza marittima di Portsmouth, per trasformarsi alla fine come vera e propria attrazione turistica.
victory_2
Nel 1922 fu ricoverata in un bacino asciutto di Portsmouth, dove fu riportata allo stato in cui si trovava ai tempi di Trafalgar, a tutt'oggi è ancora lì.
E' la nave museo più visitata al mondo.
   

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